giovedì 31 gennaio 2008

Anche gli animali lo fanno strano

Corteggiamento, coccole, pratiche sessuali che vanno dalla masturbazione all'accoppiamento, fino alla formazione di un legame stabile e monogamo che può durare tutta la vita. Normale quando si tratta di un lui e di una lei, ma anomalo e raro, quasi uno scherzo di natura, quando riguarda due animali dello stesso sesso. Così, fino a pochi anni fa, pensavano etologi e zoologi. Che oggi stanno cambiando opinione: il comportamento omosessuale, come dimostra un numero crescente di ricerche, è molto diffuso fra gli animali e in certe specie è addirittura la norma.

'Per secoli gli scienziati hanno fatto finta che l'omosessualità animale non esistesse. Non se ne sono occupati per paura di essere considerati gay, o per pregiudizi omofobici' osserva Bruce Bagemihl, biologo e ricercatore della British Columbia university. Solo da quando, l'1 agosto 1995, la 24a Conferenza etologica internazionale ha solennemente dichiarato l'omosessualità animale un legittimo campo di ricerca, le cose hanno iniziato a cambiare, e sono stati avviati molti studi sul campo. 'Ma siamo solo agli inizi' avverte Bagemihl 'e molti studi sono ancora viziati da pregiudizi'.

Bagemihl ha appena pubblicato Biological Exuberance (Animal Homosexuality and Natural Diversity), un volume di 750 pagine che considera un 'primo passo'. Il libro dà spazio solo a studi documentati, pubblicati su riviste scientifiche, e a osservazioni sul campo non ancora diffuse ma attendibili. Per ragioni di tempo e spazio, l'analisi è limitata a mammiferi e uccelli, per oltre 300 specie. Biological Exuberance è diviso in due parti. La prima, Un mondo polisessuale e poligenere, è un'esplorazione a vasto raggio di tutti gli aspetti del comportamento omosessuale animale: diversità, storia e significato. La seconda, Un meraviglioso bestiario, presenta profili di singole specie animali omosessuali, transessuali e bisessuali.

Bagemihl respinge la convinzione diffusa che omosessualità significhi esclusivamente sesso. I rapporti fra maschi e maschi e fra femmine e femmine, dice, possono coprire un vasto arco di comportamenti, che vanno dal corteggiamento alla formazione di un legame di coppia e di una famiglia. La stessa definizione vale per l'eterosessualità, solo che in questo caso il rapporto è fra animali di sesso diverso.

Le fasi del corteggiamento e della stimolazione genitale variano da specie a specie. In alcune (orangutan, macachi, bisonti, giraffe) è frequente la penetrazione fra maschi, mentre le femmine di orangutan, bonobo e delfini usano introdurre in vagina dita, clitoride e la parte terminale della coda. Sfregamenti pelvici e dei genitali sono diffusi sia nei rapporti omosessuali tra maschi sia tra femmine di scimmie, leoni e foche; questa pratica è presente anche nei rapporti eterosessuali di specie in cui il maschio non ha il pene, come in molti uccelli. Balene e delfini, maschi e femmine, hanno una cavità in cui sono contenuti gli organi genitali: talvolta un maschio introduce il pene nella cavità di un altro maschio. Molte specie infine ricorrono al sesso orale: bonobo, orangutan, macachi, scimpanzè, antilopi. 'Se stai cercando sesso omosessuale in gran quantità pensa ai bonobo, o scimpanzè nani' dice il primatologo Robin Dunbar di Liverpool. 'Lo fanno con chiunque, giovane o vecchio, maschio o femmina che sia, in ogni momento'.

Spesso si formano rapporti omosessuali stabili che possono anche diventare monogami. Queste coppie, quando li hanno, allevano i piccoli con grande cura. In alcuni tipi di gabbiani una femmina si accoppia con un maschio, poi lo lascia usandolo in pratica come donatore di sperma. Grazie a osservazioni compiute su tre specie (gabbiani argentati, oche grigie e pinguini di Humboldt), è stato possibile documentare legami esclusivi durati tutta la vita: 15 anni per le oche e 6 per i pinguini.

Quanto è diffusa l'omosessualità? Difficile dirlo. Complessivamente, quella maschile è più praticata di quella femminile. In alcune specie (delfini) riguarda solo i maschi, in altre (puku, un'antilope africana) solo le femmine. Nei bonobo l'attività omosessuale riguarda tutte le scimmie, mentre nelle ostriche solo il 2-3 per cento, il 50 per cento tra giraffe e orche.

Nelle giraffe l'omosessualità riguarda il 50% dei casi. L'omosessualità è frequente sia tra gli elefanti asiatici sia tra quelli africani.

Comportamenti omosessuali sono stati osservati in oltre 450 specie di animali (una piccola frazione tra 1 milione di specie esistenti). Nel corso di uno studio sulle giraffe nel parco Tarangire in Tanzania, in 3.200 ore di osservazione i ricercatori hanno osservato 17 accoppiamenti omo e uno solo etero. Ma loro stessi si sono chiesti: è un dato attendibile, tenendo conto che nella stessa popolazione di giraffe sono nati poi 20 piccoli?

Spesso gli zoologi chiamano con nomi umani i soggetti delle loro ricerche. Così si può leggere di Titus e Ahab, due gorilla maschi che si corteggiano e si accoppiano sulle montagne del Rwanda; o dei delfini Frank, Floyd e Angie che in Florida si danno a giochi omosessuali, come Gabe e Moe-Miller, trichechi dei mari indiani. Nello Zaire, Kiku, una femmina di bonobo, è stata filmata mentre fa sesso con un'altra femmina, Halu, molto più spesso che con chiunque altro del gruppo. Anche Cato e Mola (macachi neri), Saruta e Oro (macachi giapponesi), Depp e Nice (macachi rhesus) e Daddy e Jimmy (macachi mangiatori di granchi), tutti maschi, non perdono occasione per montarsi. In Corsica Le Baron e Le Valet (mufloni asiatici) sono inseparabili, come lÔorsa Marian e la sua compagna Grizzly sulle montagne dello Wyoming.

Così facendo, capita agli zoologi di conferire agli animali tratti umani. Sebbene molti ricercatori cerchino di evitare di antropomorfizzare gli oggetti dei loro studi, l'uso dei nomi rischia di proiettare qualità umane. Quando c'è di mezzo il comportamento animale, specie sessuale, inevitabilmente vengono fatti confronti fra animali e umani. E questa è una storia molto più complessa.

Molti ritengono, osserva Bagemihl, che l'omosessualità non esista in natura e sia un'aberrazione umana. 'Innaturale' e 'contro natura' sono i termini più usati per giustificare controlli, sanzioni e repressioni verso gli omosessuali. Il dibattito sulle origini dell'omosessualità spesso mette in gioco categorie apparentemente contraddittorie come genetica/ambiente, biologia/cultura, natura/educazione. Ora la convinzione prevalente fra molti studiosi è che l'omosessualità sia naturale come l'eterosessualità. 'Che cosa causi l'omosessualità è argomento importante solo per le società che considerano i gay bizzarri o anomali' ha scritto lo storico John Boswell. 'Molta gente non si chiede che cosa causi caratteristiche considerate normali come il desiderio eterosessuale o l'uso della mano destra'.

Per Bagemihl è il momento di introdurre un nuovo paradigma: l'esuberanza biologica. 'Tradizionalmente' spiega 'la scarsità e la funzionalità erano considerati i soli agenti primari delle trasformazioni evolutive di una specie. L'essenza dell'esuberanza biologica è che i sistemi naturali sono governati, oltre che dalle limitazioni e dalla praticità, anche dall'abbondanza e dall'eccesso'. Da questo punto di vista, l'omosessualità e l'eterosessualità non riproduttiva sono possibilità 'attese', ossia una manifestazione di quella stravaganza globale dei sistemi biologici che può presentarsi in molti modi.

Storicamente l'omosessualità umana è presente da sempre in tre culture di tre continenti: i nativi nordamericani, le tribù della Nuova Guinea-Melanesia, gli indigeni di Siberia-Artico. Fra i nativi nordamericani l'omosessuale è onorato in quanto portatore dei 'due spiriti': spesso è un travestito che può assumere il ruolo di sciamano. In Nuova Guinea il seme maschile è considerato una sostanza necessaria per 'virilizzare' i giovani, per cui tutti i maschi vengono inseminati, oralmente o analmente, dalla pubertà all'adolescenza. In Siberia e nell'Artico lo sciamano, per diventare sempre più potente, oltre a vestirsi da donna passa tre anni d'iniziazione in cui sperimenta la riproduzione femminile facendo nascere animali-spirito, come orsi e lupi. Casi ben noti dunque di esuberanza biologica umana divenuta rituale.

'Certo, l'idea del sesso come gioco, come ricerca del piacere è interessante' osserva Ettore Tibaldi, zoologo milanese. 'Ma non bisogna dimenticare che in molte specie il rapporto autoritario fra il maschio (o la femmina) dominante e il suo (la sua) sottomesso/a è tale da impedire ogni ribellione'. Tibaldi non sposa nè l'una nè l'altra teoria. Ma è d'accordo con Bagemihl: le ricerche sull'omosessualità animale sono soltanto agli inizi.

Letto su Panorama.it

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