Dal sessuologo tra i 20 e i 30 anni: l’aumento di consulenze è significativo.
Perché cresce l’ansia da prestazione, mediata da modelli sbagliati
Calo del desiderio, défaillance imbarazzanti, ansia da prestazione, abuso di Viagra, “coppie bianche” dove la passione non è mai stata di casa, neanche per sbaglio.
Il sesso? È diventato un problema, “il” problema. Il nervo scoperto non solo, come ci si aspetterebbe in modo fin troppo prevedibile, per i 40-50enni in crisi di mezza età, ma anche per i giovani poco più che ventenni. Che - sembra questa la novità - corrono a frotte dall’esperto a chiedere aiuto.
È Roberta Giommi, presidente dell’Istituto Internazionale di Sessuologia, a suggerire una riflessione sull’argomento: «Negli ultimi 5 anni sono aumentate moltissimo le richieste di consultazione da parte di giovani tra i 20 e i 30 anni.
Si tratta sia di coppie che di singoli. Non ho dati numerici precisi.
Ma è netta la percezione di un fenomeno significativo ». Un ventenne, in linea del tutto teorica, dovrebbe essere lontano anni luce da questo tipo di problematiche.
E invece che succede?
«Succede che
l’età media del primo rapporto è intorno ai 14 anni: a 25 si hanno già 10 anni buoni di vita sessuale sulle spalle.
E succede che le coppie, intorno ai 30, spesso “non hanno tempo” per il sesso: il lavoro, lo studio, la carriera, l’organizzazione della giornata rosicchiano spazio ed energie alla sessualità.
Un nodo che la coppia cerca di sciogliere insieme, e questo è senz’altro positivo, dimostra che il concetto di salute sessuale in qualche modo è acquisito».
Il problema vero, però, è anche un altro, e si chiama
ansia da prestazione.
«
Il sesso dovrebbe essere gioioso. Invece
è diventato una specie di lavoro, ripetitivo e ansiogeno, con una tale enfasi sui risultati che in questa situazione il corpo», spiega Giommi, «paradossalmente quasi sparisce».
L’ansia da prestazione gioca brutti scherzi. Riguarda i maschi, naturalmente, ma pure le femmine, più consapevoli, certo, ma anche dedite, ormai, a confronti da bar sport (Sex and the City docet).
Un episodio e poi il dramma
«Tutto ciò che riguarda il sesso oggi è amplificato.
Basta una sola défaillance, che a quest’età si risolve di solito in un episodio di eiaculazione precoce - del tutto “normale”- ed è un dramma. Si ha immediatamente il terrore di avere un problema serio», spiega Fabrizio Quattrini, psicosessuologo, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, che conferma il dato di crescente domanda di consultazioni da parte di under 30: «
Tanti gli uomini, e questa forse è una novità rispetto alla classica e
maggiore consuetu- dine delle donne a riconoscere e affrontare i problemi psicologici.
Sono i maschi, d’altronde, a sembrare particolarmente in difficoltà, alle prese con il diverso ruolo femminile, più autonomo e giudicante».
Le donne hanno più esperienze, e valutano le prestazioni.
L’uomo è spaventato, sintetizza Quattrini. Che non manca di sottolineare il conseguente problema dell’abuso, in questa fascia anagrafica non sospetta, di farmaci come il Viagra e il Cialis.
Dweb la Repubblica delle Donne